
Crescere Insieme presenta il corto “Vite in Cammino”: un ponte contro il razzismo all’Aquila
Un’emozionante testimonianza di resilienza e speranza ha illuminato il seminario “Ponti, incontri e racconti contro il razzismo”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Arci Solidarietà L’Aquila in partenariato con una rete di associazioni del territorio, tra cui Crescere Insieme, impresa sociale che all’Aquila gestisce due strutture residenziali per minori. Protagonista dell’evento, il cortometraggio “PONTI. Vite in Cammino“, realizzato dal giornalista di Abruzzosera.it, Alessandro Tettamanti, che ha offerto uno sguardo toccante sulle storie dei minori stranieri non accompagnati accolti nella casa famiglia gestita dall’impresa sociale.
“Un pezzo di realtà sui minori non accompagnati all’Aquila che non viene raccontato da nessuno”, ha dichiarato Goffredo Juchich, responsabile della comunità, “ma che rappresenta la parte di gran lunga maggioritaria dei percorsi dei ragazzi che trovano accoglienza nelle nostre case famiglia. Ragazzi che si impegnano e diventano i protagonisti del proprio progetto di vita costruendo così il loro futuro”.
Il corto ha suscitato grande commozione e riflessione tra i partecipanti, offrendo uno spaccato autentico delle sfide e delle conquiste di questi giovani. “Il cortometraggio è stata per noi un’opportunità per mostrare la complessità delle storie di vita dei ragazzi e il lavoro educativo che svolgiamo quotidianamente insieme a loro”, ha commentato la dott.ssa Federica Francesca Pastore, assistente sociale della comunità. “Il nostro obiettivo è quello di garantire loro un ambiente sicuro e accogliente, dove possano ricostruire il proprio futuro e sviluppare il senso di appartenenza nella società in cui vivono”.
La dott.ssa Chiara Teresa Juchich, psicoterapeuta della struttura, ha sottolineato l’importanza di un approccio multidisciplinare per sostenere i minori stranieri non accompagnati: “I vissuti emotivi di questi ragazzi, la delicata fase evolutiva in cui si trovano e le sfide quotidiane legate al percorso migratorio necessitano di un lavoro educativo di squadra, che sia in grado di rispondere alle loro complesse necessità e sia capace di offrire interventi personalizzati e non preconfezionati.”
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